Il senso nelle tue mani – Maria Fezzardi

I capelli le fanno da sbuffo ondeggiante e morbido intorno alla pelle candida del viso, mentre il treno riparte alle sue spalle, lei si guarda i piedi e si tiene le mani in mano perché non sa che farsene, le raccoglie insieme, se le sfrega contro il freddo e ci soffia sopra anche se in realtà il freddo non lo sente affatto, è solo una cosa che fa per dare un senso a quel momento d’attesa, per apparire meno sperduta nel caso qualcuno la stia osservando.
Ha paura di alzare gli occhi dai suoi stivaletti di vernice: ha paura di non trovare niente da guardare e allora continua a scrutare il nero lucido e le stringhe spesse finché non trova che qualcosa non va nella presa dei lacci e si china con sollievo per ricomporre il nodo. Le sue mani trovano una seconda cosa utile da fare.
Poi qualcuno la chiama. Per nome. E’ come una bolla che scoppia, quel suo nome nell’aria gelida e vuota di una stazione che non conosce. E’ così bello da ascoltare che finge di non aver sentito e aspetta che la chiamino di nuovo.
“Iride? Sei tu?”
Alza la testa e si rimette in piedi mentre accenna un saluto, le ginocchia le scricchiolano come ingranaggi di cristallo sotto il velo delle calze nere, la borsa le scivola dalla spalla fino al gomito nello slancio del movimento, scomponendole la figura, ed ecco che di nuovo le sue mani sono un’appendice insensata che non sa come muovere e che le sembra gridare forte, attirando l’attenzione sul suo imbarazzo, se le infila in tasca e le stringe forte per cercare di non pensarci.
“Sei venuto.” dice piano, forse così piano che lui non la sente, ma non importa perché forse non è con lui che sta parlando quando lo dice.
Leonardo si avvicina con le spalle strette intorno al collo per ripararsi dal freddo, si muove deciso e sembra quasi che saltelli, con la brina che scricchiola sotto le suole delle scarpe e il vapore che gli si addensa davanti alle labbra ad ogni respiro.
“Sei vero?” chiede Iride, questa volta la sua voce è forte e lui la sente e ride e lei si chiede se non sarebbe stato meglio che questa cosa l’avesse detta piano e quella di prima invece più forte. Sarebbe stata una cosa più adatta da dire: “Sei venuto.” invece di “Sei vero?”.
Però Leonardo ride scuotendo piano la testa e, mentre la sua bocca aperta si rannuvola di vapore, allarga le braccia verso di lei per mostrarsi in carne ed ossa.
Adesso anche lei ride e proprio per questo, mentre lo stringe e lui resta lì con le braccia aperte, lei sente meno l’imbarazzo e più forte, contro le costole che ridono, il petto di Leonardo sotto la giacca, che è vero, davvero, e tra un singhiozzo di risata e un altro aspira forte il suo profumo che nemmeno ricordava più e anche quello sa di vero.
Quando l’abbraccio si scioglie, si scioglie con lui anche l’imbarazzo e i due si guardano e ridono di nuovo, mentre si avviano verso l’uscita della stazione.
Trovano un posto caldo dove sedersi a prendere una caffè. Sono le 11 del mattino ma ordinano la colazione e fanno finta che sia presto, è una cosa sciocca ma la fanno lo stesso: fanno colazione come se si fossero appena alzati e non avessero dovuto prendere treni in giro per l’Italia per raggiungersi da vite lontane, come se lui avesse potuto passarla a prendere a casa o come se fossero arrivati a piedi, camminando per non più di 5 minuti, su marciapiedi che conoscono a memoria. Fanno colazione per avere l’illusione, questa sera quando torneranno a casa, di essere stati insieme per tutto il giorno, mentre invece quelle che passeranno insieme non saranno che un solo palmo d’ore.
Iride raccoglie con il dito i granelli di zucchero dal piattino mentre Leonardo le dice qualcosa che lei non riesce ad ascoltare, le si affacciano tra un pensiero e l’altro un sacco di cose di cui vorrebbe raccontargli o di cui vorrebbe chiedergli, ma all’improvviso non c’è più nulla di importante che non sia già detto dal solo stare dei loro corpi alla breve distanza salvifica di un tavolino da caffè. Iride non riesce a concentrarsi perché quel ritaglio di legno tra di loro, su cui appoggiano ingenuamente i gomiti mentre mescolano il caffè, le appare ora come l’ultimo brandello di pista prima del traguardo: rivede quel tavolo, le piastrelle verde pallido del pavimento, il marciapiede fuori, le strisce pedonali, i portici e la strada tutta a ritroso fino alla banchina della stazione con i tabelloni degli orari e le rotaie lunghissime e fredde fino a casa, il sottopassaggio, il viale, quella curva che conosce, lo zerbino, il numero civico e la porta. La porta che si è tirata alle spalle con un tonfo pieno di echi quella mattina. La porta che è un altro ritaglio di legno proprio come questo, anche lei, ma a chilometri di distanza, e Iride pensa alla nostalgia che sentirà questa sera in piedi dietro a quella porta e pensa al sollievo che sente ora seduta dietro a questo tavolo e di colpo avverte con urgenza il bisogno di mettere fine a quella rincorsa e di farlo presto, di farlo adesso che basta un gesto breve: l’arco di un gomito che si apre e il miracolo di una distanza che finalmente finisce su una pelle che non è la sua. E allora smette di pensare che in realtà loro non sono altro che una dolorosa deriva, allunga la mano e tocca il traguardo.
Ed è un arrivo meraviglioso, silenzioso e delicato, quando la sua mano senza parlare e senza perdere altro tempo, senza imbarazzarsi o comportarsi da appendice vaga, si allunga e tocca quella di Leonardo mentre parla. E’ un giungere netto, pulito, senza sbavature. La sfiora, forse la stringe appena, lui nemmeno se ne accorge che quello che lei sta facendo è tagliare un traguardo, sembra solo un gesto fatto per dare forza al discorso o un moto inavvertito e invece è il gesto eroico di consegnarsi alla propria scelta, senza chiedere permesso, senza chiedere promesse, senza volerne e senza averne da fare. Senza significati complessi. Così. Soltanto una mano dentro un’altra, una mano che sceglie una destinazione, come quando si punta il dito a caso su una mappa e si dice è lì che andrò. Una mano, una mano soltanto, che prima non aveva un senso e ora ce l’ha.

Maria Fezzardi

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