La Porta – Asia Erasmo (Africa Saffo)

Tutti la conoscevano come “La Porta” ed effettivamente lo era.
Era situata in uno dei vicoli uscenti dal centro ed era diversa da tutte le porte e i portoni della città: era di legno massiccio con decorazioni bizzarre, come lettere di una lingua sconosciuta. Secondo molti cittadini quella porta doveva condurre all’altro mondo. Dal basso si ramificavano in rilievo radici fine per arrivare in cima con rami prosperosi e stilizzati.
Molti sostenevano che il legno, con cui era fatta La Porta, respirasse e avesse vita propria: c’era chi giurava di aver sentito voci provenire da quel vicolo, chi di aver sentito pianti isterici e urla strazianti, altri ancora erano convinti di aver visto oscure presenze aggirarsi da quelle parti.
Le voci che giravano su La Porta erano infinite.
Un giorno, tuttavia, un ragazzino presuntuoso decise di varcare quella porta e nel giro di qualche ora si scatenò il malcontento generale e la madre, terrorizzata dai voleri del figlio, decise di rinchiuderlo in casa.
– Perché non posso varcare La Porta, mamma? –
– Perché è pericoloso, tesoro! – rispose la madre abbracciandolo.
C’era una storia, che gli anziani raccontavano, di un giovane uomo che aveva osato aprire quella porta e il nulla lo aveva avvolto. Da allora nessuno aveva più avuto sue notizie e nei giorni a venire la città era stata scossa da gravi pestilenze e un raccolto scarso.
– La Porta è maledetta ragazzino, devi starle alla larga – gli disse suo nonno vedendolo passeggiare per strada.
Il bambino però non capiva.
 Era certo di dover trovare delle risposte da solo perché nessuno era disposto ad aiutarlo, così una notte, guidato dalla sua grande curiosità, uscì di casa e a passi svelti si trovò davanti a La Porta.
Non sentì nessuna voce.
Non sentì nessun pianto isterico e nemmeno urla strazianti.
Non vide nessuna oscura presenza aggirarsi lì.
Vide solo una porta robusta fra i mattoncini rossastri, tra i quali qualche ragno si mostrava disinteressato alla sua presenza, e un gradino distrutto per via delle intemperie. Fece un passo in avanti, non notando alcuna stranezza, pensò che le voci che giravano su quella porta fossero strane.
– Perché dicono di non attraversare questa porta? – chiese a se stesso – Io vedo solo una normalissima porta! –
Allungò la sua mano paffuta sulle radici che sembravano animare il legno e una sensazione di calma lo invase, poi con il dito prese a seguire il percorso di una radice che sfociava in altre radici più tozze fino a diventare un albero. Si accorse che il pomello era alto quanto lui e si chiese se sarebbe stato capace di aprirla. Non era certo di aver abbastanza forza per riuscirci, ma non aveva altra scelta se voleva soddisfare la sua sete di curiosità.
Una voce tuttavia lo fece voltare: – Cosa stai facendo? –
Non vide nessuno e pensò di essersi immaginato quella voce secca.
– Ehi, ragazzino! Sono qui, dietro di te –
Si voltò nuovamente e vide un corvo dagli occhi piccoli e brillanti, questo gracchiò e lo salutò con un inchino.
– Chi sei? –
– Sono il guardiano di questa porta, o come la chiamate voi La Porta – si presentò volando sulla spalla del bambino.
– Hai davvero intenzione di varcarla? –
– Sì – rispose entusiasta – tutti mi dicono di stare alla larga da questa porta e non capisco il perché. È una normalissima porta come tutte le altre porte della città, no? –
Il corvo rise divertito.
– Mi piace la tua tenacia ragazzino, se vuoi davvero scoprire la verità su questa porta, io rimarrò qui ad assisterti –
Era ancora buio e il tempo giocava a suo favore: avrebbe avuto il tempo necessario per aprire La Porta, scoprire cosa c’era dietro e tornare a casa come se nulla fosse successo. Avrebbe smentito tutte le voci che circolavano in città.
Così con il corvo in spalla si avvicinò al pomello e una volta girato prese a tirarlo verso di lui, ma il legno era pesante e dovette trascinarlo con molta forza.
Si aspettava di trovare un corridoio buio con pipistrelli appollaiati al soffitto, oppure una stanza con mostri assetati di sangue che avrebbero raso al suolo la città, un mucchio di scheletri marci, ma non si sarebbe mai aspettato di trovare gli stessi mattoncini rossastri del muro.
– Ma… –
– Sorpreso, ragazzino? Dietro La Porta non esiste nulla: è stata la vostra immaginazione a vagare mondi misteriosi a pericolosi privi di logica –
– Davvero nessuno ha cercato di aprire questa porta? –
– No, ragazzino. È stato un uomo ad averla costruita, ma era pazzo e tutti avevano paura di lui e quando uscì fuori che aveva costruito questa porta si diffusero sciocche leggende. Per anni la vostra stupidità mi ha incuriosito e mi sono posto come guardiano de La Porta –
– Di cosa avevano paura? –
– Il mistero spaventa l’uomo più che la verità, talvolta l’uomo è talmente sciocco da rinunciare alla ricerca di quest’ultima, da rimanere aggrappato a voci insensate che lentamente lo logorano dall’interno –
Deluso, salutò il corvo e tornò a casa.
Si sentì preso in giro da sua madre, dalla città e dal mondo stesso, così decise di tenere quel segreto per sé e di ammirare, come aveva fatto il corvo, la stupidità umana.

 

Asia Erasmo (Africa Saffo)

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