Selvatica. – Maria Elena Benedetti

Eva era una margherita selvatica.
Aveva capito che il segreto della felicità stava nell’assecondare sempre il cuore; perciò, viveva senza filtri – sorrideva di tutto, e non frenava neanche un pensiero.
Lasciava che questi fluissero liberamente, dalla testa, alle mani, agli altri, e si sentiva libera.
Forse, come non lo era stata mai.
Per anni aveva perso tempo a cercare la frase giusta, il modo giusto, il momento giusto, arrivando poi a capire che in realtà una strada giusta non c’è, bisogna prenderne una e correre a perdifiato, godersi il panorama, e scegliersi i giusti compagni di viaggio.
Così lei correva per la sua, con gli occhi spalancati controvento e l’entusiasmo della bambina che pensava di aver perso negli anni, ma che aveva ritrovato, scoprendosi ancora capace di stupirsi delle piccole cose.
Perché era quello che contava: imparare a goderne, ed essere felici – trovare il proprio posto, e mettersi in salvo.
Con la consapevolezza che, per quanto la vita possa sembrare tempesta, la soluzione è tenersi stretti (tolto a) chi fa di tutto per rendercela migliore, mostrandoci che c’è del bello, nonostante le difficoltà.
E, in questo mondo dove per ogni supereroe c’è una battaglia più grande di lui da combattere, Eva aveva scelto di essere Robin – che qualcuna deve pur essere lì per Batman, per prendersi cura di lui mentre è schierato in prima fila e per assicurarsi sempre che la vita gli sia un po’ meno faticosa.
Se non poteva combattere al suo posto, poteva almeno allacciargli il mantello per essere sicura che non prendesse freddo.
Aveva imparato ad accettare la sua imperfezione, ridendone come solo chi ha dentro il sole caldo di settembre può riuscire a fare.
Ne aveva fatto un punto di forza, e questo alle lunghe l’aveva ripagata: l’aveva liberata.
Facendole scoprire che il dolore non ci cambia, né tantomeno ci rende più forti; semplicemente, mette in luce quello che realmente siamo: qualcuno che nascondevamo perfino a noi stessi.
Eva non aveva chiuso gli occhi di fronte a questa epifania – per quanto fosse stata la più dolorosa delle metamorfosi, sapeva che era servita a risvegliare la farfalla chiusa in lei.
E certi giorni la ringraziava quasi, quella sofferenza, per averle insegnato ad affrontare la vita con una consapevolezza diversa: quella di chi sa che può scegliere di essere felice, e lo fa.
Senza lasciare spazio a quelle paure che fino ad allora l’avevano divorata da dentro – non chiedere per paura di non avere, e così non avere mai; non dire per paura di perdere, e così non vincere mai.
Prendere consapevolezza di quella che era, senza sentirsi sbagliata, era stata la sua prima vera conquista – l’aveva resa capace di amare senza freni, difendersi dalla cattiveria, ed essere sempre felice.
Di donarsi senza chiedere indietro niente – di dare tutto, nonostante tutto.
Aveva imparato a mostrarsi per quella che era, e lasciare che questo bastasse; dopo una vita passata a cercare di capirsi, si era trovata, e ora non voleva perdersi più.
Eva era così diventata una margherita selvatica, e profumava della pelle di chi, quando ti abbraccia, rimette ogni cosa al giusto posto.

 

Maria Elena Benedetti

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