La verità dei bambini – Samanta Principe

Una sera eravamo di ritorno dalla cena con i nonni, Celeste camminava tenendomi la mano.
Ero un po’ distratta dai soliti pensieri che una mamma può avere, così la piccola mi tirò la manica del cappotto per attirare la mia attenzione.
“Dimmi tesoro”
“Mamma, come si fa a far stare meglio qualcuno che è triste?”
Mi fermai sorpresa, mi abbassai per guardarla negli occhi color cioccolato.
“Chi è triste tesoro?” chiesi preoccupata.
“La mia amica Delia. Dice che la sua mamma e il suo papà sono sempre arrabbiati e io vorrei farla stare meglio”
Feci un sorriso.
Vederla preoccuparsi per gli altri era una delle cose che più mi rendeva orgogliosa di lei, perché mi faceva capire che Davide ed io forse stavamo facendo un buon lavoro come mamma e papà, nonostante spesso ci sentissimo inadeguati, forse un po’ troppo severi e a volte troppo morbidi.
“Tu lo sai come si fa a rendere felice chi è triste, mamma?” incalzò Celeste.
Abbassai lo sguardo e sorrisi.
Mi ritornò alla mente un momento di molti anni prima quando Davide ed io avevamo vent’anni e stavamo cercando di imparare a gestire la vita da adulti.
In quegli anni stava passando un periodo molto difficile, preso da mille pensieri sembrava non sorridere quasi più. Io mi sentivo inutile, incapace e mi chiedevo ogni giorno cosa avrei potuto fare per strappargli qualche momento di serenità in mezzo alla tempesta.
Un po’ come stava cercando di fare Celeste con la sua amica.

Avevo provato a lungo a risollevargli il morale, ma non era servito a nulla. Una volta gli dissi anche “partiamo per un weekend”, ma i mie sforzi non andavano mai a buon fine.
Così una sera decisi di invitarlo a cena.
Gli dissi che saremmo andati fuori, ma in realtà preparai tutto a casa.
Cucinai il risotto che gli piaceva tanto, sistemai delle candele al centro della tavola imbandita e preparai un cd con la playlist per la serata.
Quando arrivò da me rimase sorpreso, sentii la sua mano stringere forte la mia come a dirmi “grazie” e ci accomodammo.
Parlammo tanto, come non facevamo più da tempo, poi una volta cenato feci partire la canzone “L.O.V.E” di Nat King Cole e tesi la mano verso di lui.
“Balliamo?”
Accennando un sorriso, Davide mi seguì.

“L is for the way you look, at me
O is for the only one I see
V is very very extraordinary
E is even more than anyone that you adore […]”

E mentre Nat King Cole cantava, Davide sorrideva sempre di più, lasciava andare la tensione di quei giorni, tornava a splendere così come lo avevo sempre visto e amato.
Fu in quel momento di molti anni fa che mi chiesi se non fosse quello il segreto per far stare meglio chi è triste.
Era forse creare dei piccoli momenti felici? Creare delle isole di felicità in cui potersi rifugiare per proteggersi l’anima dal brutto del mondo anche solo per un minuto?
Con Davide funzionò, e fu questo nostro modo di amare che ci portò poi al matrimonio e, più tardi, alla piccola Celeste.
Tornai a guardarla nei suoi occhioni di bambina, che erano ancora in attesa di una risposta.
Sospirai.
“Vedi tesoro – dissi – è difficile riuscire a far passare tutta la tristezza alle persone a cui vogliamo bene, però a volte basta fare qualcosa di carino per loro, qualcosa fatto col cuore, per farle stare già meglio”.
Celeste si guardò le scarpine rosse indecisa, poi mi guardò e accennò un sorriso.
“Secondo te se porto a Delia i suoi biscotti preferiti domani a scuola, sarà meno triste?”
“Io credo proprio di sì, tesoro”
Mi abbracciò forte.
In quel momento Davide ci raggiunse e se la mise in spalla.
“Eccole qua le meraviglie della mia vita” disse poi prendendomi per mano e sorridendomi.

Il segreto per la felicità forse è semplicemente saper coltivare l’amore in tutte le sue sfaccettature.

 

Samanta Principe

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