Lettera ad un astronauta – Maria Elena Benedetti

Una volta arrivato sulla luna chissà cosa hai pensato, se avresti mai voluto tornare indietro.
Io che non vorrei farlo neanche quando sono a pochi chilometri da casa, figurati se fossi sospesa fra gli asteroidi di qualche sperduta galassia.

E chissà se si vedono i tramonti da lassù; e se sì, i colori che devono avere.
Fai delle foto anche per me, che ormai vedo il mondo solo in bianco e nero.
Perché se c’è qualcosa che ancora se ne sta qui ben ancorata a terra quella è la mia paura.
La paura di vivere – che non mi lascia vivere.
Così passo le notti col naso all’insù, a chiedermi dove sarai; che magari ti sto vedendo e non lo sai, che magari mi stai pensando e non lo so.

Ci vuole un coraggio incredibile per andarsene – ed io non ho idea di dove lo trovino gli altri.
T’invidio per averlo avuto; partire, senza pensare a quello che stavi lasciando.
Andare, e tenere dritta la tua rotta, senza voltarti mai dalla mia parte.
Senza guardarmi, mentre piangevo nel buio delle mie ansie, quando rimanevo schiacciata sotto il peso che fa tutelarti dai miei sentimenti ingombranti, e così agevolarti la vita.

O forse no, forse non t’invidio affatto, forse mi piace che la paura di perderle mi tenga qui, vicino alle cose che amo.

Che sulla luna ci sarei pure andata; lo zaino è pronto sul letto, lo preparo da tutta una vita: cosa dopo cosa, pezzo dopo pezzo.
Ma ti avrei portato con me.
Perché ogni posto è il più bello solo se sento il tuo profumo che mi s’incolla addosso, quando sto un passo dietro te, controvento.

Maria Elena Benedetti

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