Osservare – Elena Fiorentini

Era un’estate tiepida e piacevole, accompagnata da un sole senza troppe pretese. Probabilmente quell’anno anche lui si era impigrito: imbrogliava l’obbligo di levarsi ogni mattina lasciando spazio alla pioggia almeno una volta ogni due giorni.
Eri là tra gli scogli camuffata dalla giornata poco luminosa. Con quella gonna lunga color sangue e inzuppata di mare sporco ti nascondevi da qualsiasi occhio potesse osservarti. Non ti piaceva essere osservata, eri piuttosto un’abile osservatrice.
Gli sguardi degli altri, anche se fuggenti, ti avevano sempre dato fastidio, ti gettavano addosso una sensazione di pressione così fastidiosa che solo tu sapevi descrivere.

A volte ti chiedevano “Se tu potessi avere un superpotere quale sarebbe?”. L’invisibilità.
Solo quella ti sembrava una dote interessante.
Leggere la mente? Quale supplizio!
Vivere per sempre? La peggiore delle condanne.
Volare? Ma, si. Forse volare poteva essere interessante, ma vuoi mettere poter essere osservatore senza essere osservato? Poter camminare per le strade libero, senza essere giudicato?
Io mi sentivo un’eccezione.
Riuscivo a guardare i tuoi occhi di tanto in tanto. E quel giorno potevo addirittura intravedere le smorfie sul tuo viso mentre miravi il mare.
Come sempre apparivi velata da una lieve tristezza, quella malinconia che ti porti sottopelle anche quando sorridi, ridi, gioisci.
Sai gioire, sei brava a gioire, lo so.
Ti ho vista quelle volte in cui osservavi il piacevole inaspettato, quando guardavi la magnificenza della natura, quando hai amato, quando hai reso felice che ami, quando hai mangiato il gelato ad inizio primavera, la prima volta che hai messo la bocca vicino a un microfono.

Quel giorno sul mare non potevo osservare la tua felicità.
Perché finisci sempre al mare in periodi inconsueti? Sei un essere umano talmente ordinario che a volte sei quasi strana. Sono anni che da privilegiata ti osservo, ma non sono ancora riuscita ad inquadrarti. Mai, in un’intera vita. Chi sei? Ti ho vista cambiare così tante volte.
Ho visto cambiare i paesaggi e te con loro: sei stata in montagna, al lago prateria bosco cascate collina pianura città metropoli fiume… ed hai sempre indossato vestiti diversi, hai dipinto i tuoi capelli con l’arcobaleno e i tuoi occhi con dei diamanti scintillanti. Niente e è mai durato tranne quella sottile, costante, impercettibile malinconia.

Oh, giovane fanciulla con i capelli scompigliati dal vento e gli occhi rivolti verso il cielo, ma cosa vuoi di più degli occhi per vedere? Delle orecchie per sentire? Delle mani per toccare? Della labbra per baciare?
Se solo sapessi,
se solo potessi,
placherei il tuo tormento, ti giuro, con la mia anima tra le dita, lo placherei.
Parlami. Adesso sai che ti sto osservando, parlami. Dimmi quale dei nostri volti sono quelli reali.
Ma tu taci. Osservi le onde, con loro ti agiti… e taci.

Taci come adesso che sei in riva al mare a guardare l’orizzonte, con lo sguardo presente ma allo stesso tempo assente, di chi ancora non ha capito come si smette di osservare sé stessi vivere.

Elena Fiorentini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *