Pensieri – Monica Vagni

Nemmeno questa notte riesco a dormire.
Quest’insonnia, che temo diventerà perenne, mi sta distruggendo.
Non è una novità per me, è da giorni e giorni che non dormo più, perché numerosi pensieri insistono vorticosi senza tregua.
Sono costretto ad alzarmi.
Voci che mi disturbano, frammenti di vecchie vicende e ricordi, insinuazioni e dubbi. Sono agitato e in iperventilazione. Non riesco a trovare la calma.
Disperato, apro la finestra sperando che il venticello possa aiutarmi.
La notte e il vento fresco mi investono in un’ onda, e proprio in quel momento cerco di contare le stelle che si affacciano sfacciate nel cielo.
“Chissà se anche sulla mia isola ci sono le stelle in questo momento!” esclamo a voce alta.
Quella che chiamo “la mia isola” non è nient’altro che un Mondo sconfinato nel quale cerco di fuggire, nel quale i pensieri si manifestano in forme differenti, ma lasciano la mente libera.
Immagino un’immensa isola, sulla quale i pensieri si possono manifestare come nuvole che rimangono per determinato tempo in un cielo sereno e, fino a quando permangono, rovinano il panorama.
Non è facile scacciare nuvole persistenti, ci vuole un forte vento perché se ne vadano. In questo momento il vento sull’ isola non c’è.
L’aria della notte comincia a darmi fastidio, ma appena chiudo la finestra mi sembra di soffocare.
La riapro immediatamente, ma la stanza sembra un luogo tossico, così mi precipito giù dalle scale come un forsennato, diretto in cucina.
Bevo un bicchiere di acqua gelida per scacciare quella sensazione, anche se nel profondo sento che non funziona.
I pensieri si nutrono dell’acqua che bevo, e diventano ancora più insistenti.
Cerco di trovare delle distrazioni; accendo il televisore alle quattro del mattino, facendo zapping perché ci sono soltanto televendite e programmi a luci rosse.
Sintonizzo sull’ottantotto, dove una signora grassa e calva si diletta con giochi ipnotici.
Lo sfondo viola con forme in movimento, che assomiglia a uno sciame di api impazzite che cambiano direzione in continuazione, intontisce i miei neuroni.
Cambio canale perché quelle immagini mi disturbano. Continuo a fare zapping annoiato, fino a quando un telefilm sanguinario e avvincente cattura la mia attenzione.
I pensieri sembrano essersi calmati, forse facendo zapping li ho distratti.
Mi concentro su quella serie televisiva che stanno mandando in onda, e per un po’ dimentico tutto il resto.
Durante titoli di coda controllo l’orologio: sono le cinque e mezza della mattina.
Il sonno sta finalmente tornando. Spengo il televisore, sbadiglio, salgo le scale e torno in camera.
Fuori è ancora buio. Chiudo la finestra e mi metto nuovamente a letto, pensando a quando sarà finita quella diatriba, a quando quei pensieri non disturberanno più.
Guardo il soffitto bianco, immaginando che sia un mantello blu puntellato di stelle.
Ogni notte è sempre la stessa cosa, un déjà vu che si è ripetuto un sacco di volte negli ultimi tre mesi.
Le palpebre cominciano a cedere, e come per magia vengo catapultato in un sogno.
Appare l’isola, in cui ora regna la quiete dopo la tempesta; il mare mosso e i nuvoloni carichi di pioggia sono stati spazzati via da quel vento inaspettato.
Osservo il cielo, che è simile alla notte stellata di Van Gogh, mentre sorseggio tequila.
Mi alzo dallo sdraio e sfioro l’acqua. Terribilmente fredda e cristallina. Sul fondo, migliaia di sassolini irregolari che virano dal bianco al rosso mattone e dal grigio.
Ne raccolgo una manciata. Brillano di luce stellare e hanno colori più sgargianti di quanto non sembri.
Quelli devono essere gli innumerevoli pensieri che invadono il mio cervello. Perché un pensiero è come un sassolino, che riesce a smuovere un mare intero e farlo agitare continuamente.
Ammiro la calma che invade quel luogo. Vorrei rimanere lì per sempre a godere della brezza marina, mentre accarezza la pelle e scompiglia i capelli.
Le stelle stanno sparendo, al loro posto i caldi colori dell’alba.
Come loro, anche il mio corpo comincia lentamente a svanire per tornare a malincuore nella vita reale; sento di non potermi rifugiare ancora a lungo in quel sogno calmo e placido, per qualche motivo devo tornare.
Sono sveglio. Le otto e quarantacinque. Respiro profondamente.

I pensieri stanno per tornare.

Monica Vagni

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