Una birra a New York – Maria Elena Benedetti

Una birra a New York – Maria Elena Benedetti
Qualche maglione in valigia, un piumino nuovo, e la macchina fotografica; insieme, una sola domanda: e se una volta arrivata lì, non provassi nulla? Se non riuscissi a pensare ad altro che “e poi, e dopo, cosa c’è?”. È sempre andata così, fin da bambina: facevo i sogni più ambiziosi, lottavo con le unghie e con i denti perché diventassero realtà, poi quando finalmente arrivavano, non riuscivo ad...
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Il viandante nell’oscurità – Elena Fiorentini

Il viandante nell’oscurità – Elena Fiorentini
Buio. Ero in piedi, di questo ne ero certo. Soltanto che… non sapevo per quanto tempo ancora ci sarei rimasto prima di cadere. Ero tormentato dal dubbio se rimanere fermo e immobile – posizione precaria, faticosa e malsicura – o muovere un passo avanti all’altro, cercando una via di fuga da quell’oscurità. Odiavo ed odio tutt’ora non riuscire ad essere padrone dei miei occhi, il che è divertent...
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Groupie – Federica Nicosia

Groupie – Federica Nicosia
Greta aveva appena diciannove anni. Era la più giovane tra le fedelissime dei Misgiven, band emergente che si era fatta strada dai pub di Seattle ai concerti da migliaia di persone nei maggiori stadi degli Stati Uniti. Nell'ultimo anno aveva seguito il gruppo in lungo e in largo, supportando con grande energia il loro lavoro. La sua tenacia e la dolcezza con cui la coniugava l'avevano fatta divent...
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Le stanze buie – Maria Elena Benedetti

Le stanze buie – Maria Elena Benedetti
È come una casa, il cuore. Suona male, ma alla fin fine è così che è. Ogni ventricolo, ogni angolo, ogni centimetro di tessuto; sono tutte stanze. E, come nella vita reale, alcuni hanno case più grandi, mentre altri si accontentano di monolocali. Quello di Eva è un grattacielo di New York, tanto è grande. Talmente alto da farti venire le vertigini. È l’Empire State Building. Ed ogni stanza ...
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Le mani dell’Amore – Tobia Cioce

Le mani dell’Amore – Tobia Cioce
Il fumo di una sigaretta riempiva la stanza illuminata solo da una lampada su una scrivania, rendendo l’atmosfera placida e inquietante contemporaneamente. Sul letto sedeva il Vagabondo, così era conosciuto. Lo chiamavano in quel modo da così tanto tempo che neppure lui ricordava più il suo vero nome; alcuni sostenevano addirittura che quello fosse il suo vero nome. Era chiuso in quella stanza ...
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