Tajrish – Chiara Piredda

Li aveva accolti silenziosa e magica avvolta soltanto dalla luce arancione dei lampioni. La torre Azadi, simbolo della capitale, s’innalzava maestosa nel buio. La quiete che di notte avvolge le città non conosce nazionalità: la stessa pace domina in tutte le metropoli del mondo, mette a proprio agio i forestieri, dà loro il tempo di mettere a fuoco ciò che gli occhi non hanno mai visto. Il taxi, una Peugeot bianca che risaliva ai tempi dello Scià, aveva accostato accanto alla nuova dimora. “Quan...
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Pi come Paradiso – Chiara Piredda

Paradiso
Tutti i calendari segnano la domenica in rosso. Un colore, un monito. La giornata che da sempre chiude la settimana, si piazza lì ogni sei giorni: puntuale, irremovibile, irritante. Non ho mai conosciuto un “calendariologo”, ma non ho dubbi riguardo alla spiccata lungimiranza della categoria. Avrebbero potuto scegliere di tingere la domenica di lilla, di giallo o pacchianamente di fucsia, ma con tragico realismo hanno scelto il colore che può rappresentare due sole cose: l’amore e il pericolo....
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Mani – Chiara Piredda

La malattia di Mio Padre
Era come un insetto morto: quando le viscere evaporano, lo scheletro di chitina rimane intatto e dà un senso di pienezza al corpo esanime, ma se lo tocchi si sgretola. Così era lui, come un pacco con la dicitura rossa in stampatello “fragile”. Le nocche delle dita, dolenti, grosse come noccioline, avevano assistito tante strette. Prima che l’artrite gli mangiasse la cartilagine, quando la pelle era ancora elastica, aveva stretto per il bavaro suo fratello. Dopo averlo beccato a rubare dal v...
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