Giornate da effimere – Davide Brioschi

È successo di nuovo, stamattina. Ho aperto la porta di casa in fretta e sono nevicati piccoli frammenti di grigio, nero e bianco su tutto il pavimento. La prima volta ho pensato che qualche imbecille si divertisse a tirare cenere alle case, di notte. Poi, forse per l’improbabilità di uno scherzo del genere, forse perché tutti quei fiocchi di neve secca avevano una forma identica, ho capito. Ecco come vive un’effimera: due anni allo stadio larvale, vermicelli che conoscono solo le acque putride...
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#NarrativoPresente: Ritornato – Davide Brioschi

Giuro che per una volta vorrei che le turbolenze prendessero a calci i motori fino a farli esplodere. Non faccio altro che chiedermi «perché mai?» dal decollo. Appena un’ora e un quarto fa. Quando ho detto «arrivederci» alla libertà. Abbiamo smesso di sobbalzare: la donna alla mia sinistra mette via il rosario, e il signore vicino all’oblò smette di toccarsi le palle. Ecco perché non voglio mai stare nel posto centrale. Atterrerò, a quanto pare. Aprono il portellone. Tre. Due. Uno. Ciak,...
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Salmastra – Davide Brioschi

«Prima di dire che conosci qualcuno, mangiaci insieme un chilo di sale.» Grazie mamma, davvero. Questa volta ti garantisco che il mio sarcasmo venefico non serpeggia tra le parole. Prima di venire qui, non mi era mai capitato di ripetermi uno dei tuoi insegnamenti. O forse non avevo mai mangiato un chilo di sale insieme a qualcuno. Una delle prime cose che ho imparato quindici mesi fa, credo tre quarti d’ora dopo che l’aereo aveva percorso elegantemente la pista d’atterraggio a El Prat ed ero...
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#MercoledìDeiSensi: Il nocciolo – Davide Brioschi

Sono un’ipocrita. Almeno l’onestà intellettuale di dirmelo da sola ce l’ho. Prima l’ho sentito di nuovo. Poco dopo il postino ha suonato il citofono. La ferita della biopsia non fa più male ormai, l’ago si è preso un pezzettino di me così velocemente che la pelle attorno all’areola ha riparato all’offesa subita in poco tempo. Se lo tocco, massaggiandolo dolcemente, sembra il nocciolo di un’oliva. La metafora dev’essere piaciuta molto al mio inconscio, stanotte ho sognato di estrarlo e farmic...
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Inferno – Davide Brioschi

La porta si spalanca con un urlo metallico proveniente da una bocca, a sua volta spalancata. Un baratro nel baratro. È l’infermiera del turno mattutino, entra barcollando. «Si è piantata una scheggia di specchio in una gamba! Faccia presto!». È evidentemente impressionata dalla fantasia della paziente. Anch’io lo sono. All’età di cinquantadue anni, ventisei dei quali trascorsi nel reparto di psichiatria di un ospedale sprofondato nella sempiterna nebbia milanese, ti ritrovi a curare una mandria...
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