A piccoli passi – Maria Fezzardi

Dopo quattro piani di scale Isabella infilò le chiavi nella toppa e armeggiò un poco con la serratura, prima di capire il gioco esatto di spinta del polso e lieve trazione della maniglia necessario a che la porta si aprisse. Era stanca del viaggio e un po' stordita dalla solitudine e dalla novità, la porta che non si apriva la spazientì quasi, ma poi pensò a quando le sarebbe accaduto di ritornare una sera a casa, al buio, e di infilare quelle stesse chiavi in quella stessa toppa, con mani che a...
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SÌ, lo voglio! – Maria Fezzardi

Mi volto e li guardo tutti. Non uno ad uno, tutti insieme, come un muro che mi serra per sempre la via. Li guardo tutti e vorrei gridare, ma non posso e, anche se potessi non voglio, nessuno di loro si merita che io gridi, non adesso, non sotto queste volte altissime e antiche. Nessuno di loro si merita che io rovini tutto. Non mia madre così radiosa in questo mio giorno, che si è data da fare perché tutto fosse perfetto, sempre, nella vita e oggi e in effetti lo è, mamma, lo è senza dubbio, e n...
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Occhi verdi gusto desiderio – Maria Fezzardi

Occhi verdi. Occhi verdissimi e pieni di sole. A guardarli bene erano proprio occhi al sole: al sole nel senso di "gusto sole", un po' come se dicessi occhi alla menta o occhi al limone ecco. Aveva degli occhi al sole. Mettevano voglia di seminare fiori, e non solo per poi vederne ondeggiare le corolle a festa, proprio mettevano voglia di infilare adesso le mani nella terra umida e affondarci dei semi o dei bulbi o che altro ne so, in effetti non avrebbe saputo da che parte cominciare, lei: era...
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Matrioska – Maria Fezzardi

Costanza socchiude gli occhi nella miopia e stringe le labbra mentre osserva il pallido ritaglio di carta verde appeso sul frigorifero, la vista un po' appannata le rende faticoso inseguire gli ingredienti che rotolano sugli slanciati anelli della grafia della nipote. Li conosce così bene che non le serve in realtà a molto leggerli, eppure ci prova. Si dice che forse sono simpatici e sicuramente strani: a vederli lì seduti, fra le altalene giovani dei caratteri, non sembrano quasi nemmeno gli st...
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Febbre – Maria Fezzardi

Era una mattina perfetta per svegliarsi e scoprirsi malati. 21 marzo: primigenio germoglio di primavera. Selene socchiuse gli occhi, nella penombra cercò il lucore geometrico della finestra, a giudicare dalla luce che a fatica filtrava da dietro le tende leggere dovevano essere circa le 5. Selene non chiudeva mai le imposte durante la notte, le piaceva che i primi chiarori del giorno la rincorressero e la raggiungessero sui prati del sonno, che la chiamassero con dita lunghe e la ripescassero pe...
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