È tutto finito – Friuli, 1976, con un’introduzione di Alessandra Scubla

11090316_943921678960022_1356512473_oCi sono frammenti di noi che restano sospesi, in attesa di essere colti, capiti, accettati. Ci sono pensieri, emozioni e parole che non trovano sfogo nel mondo reale, ma che vengono imprigionati sulla carta sottile di un minuscolo quadernetto, che immancabilmente finisce per essere dimenticato in qualche cassetto di una qualche gigantesca casa; così, i pensieri, le emozioni e le parole vanno perdute finché qualcuno non riapre quel cassetto e si trova di fronte a quel piccolo tesoro. Le pagine vengono sfogliate e tutto riprende vita. L’autrice riprende vita.

La proprietaria del quadernetto in questione, aveva diciotto anni quando, in bella calligrafia, con l’inchiostro blu, aveva voluto dar sfogo al mondo che le si agitava dentro. Era solo una ragazzina e già sapeva che la vita riservava tanta gioia quanto dolore.

Quando io la conobbi, però, non era più la ragazzina che affidava i propri pensieri alla carta, era ormai adulta, una donna che forse aveva abbandonato la penna, ma che aveva trovato un’infinita serie di altri compagni d’avventura. Quando la conobbi, aveva già vissuto mille e una vita, ma non ne era ancora sazia. Leggeva più libri di quanti riuscissi a contarne. Leggeva di notte quando il sonno tardava ad arrivare. Leggeva al mattino, quando il tepore delle lenzuola era troppo dolce per essere abbandonato. Leggeva davanti a una tazza di thè. Leggeva e sognava, sognava e viveva.

Era una donna dalle mille vite, ma io la chiamavo semplicemente «Mamma!». Il tempo e il destino, suo compagno di scorribande, sono stati poco clementi con noi. Non ci hanno concesso molto tempo per conoscerci. Una mattina, mentre il sole si affacciava timido ricordando all’inverno che ormai la primavera era alle porte, i suoi occhi stanchi si sono chiusi, segnando la fine del più meraviglioso romanzo che è mai stato scritto.  

Alessandra Scubla

 

***

La città si fa silenziosa. E’ una bella serata. La luna è chiara e alta in cielo, anche domani sarà una splendida giornata. Guardi lui, al tuo fianco, e ti senti sciogliere di dolcezza. Da pochi giorni, lui è tuo marito e tu sei sua moglie; questa casa finalmente è la vostra casa. Pensi alla bella stagione che verrà e a come il tempo si sia fatto splendido proprio in occasione del vostro matrimonio, come se il cielo avesse voluto farvi un regalo. Sarà la più bella estate di sempre, la più calda, la più felice, la prima di tante altre che vivrete insieme come coppia, come amanti, come sposi. Hai tanti progetti in mente. Già senti le risate dei vostri bambini che si rincorrono in giardino e pensi a come sarà diventare madre. Sarete genitori permissivi o severi? Sarete comprensivi o rigidi? Sorridi, pensando a lui in veste di padre. Lui che non sa tenere in braccio un neonato e che storce il naso ogni volta che i suoi nipoti riempiono il pannolino…

Il pavimento trema. I muri, i mobili, il soffitto, tutto trema. Lui ti afferra per le spalle e ti spinge verso la porta. Ti allontana. Ti spinge fuori dal vostro nido e ti senti persa. In un attimo tutto sembra scomparire. L’incantesimo è spezzato e la terra reclama il suo pegno.

La gente grida, i bambini piangono, ma tu non hai più voce. Sei uno spettro tra le rovine. Cerchi il suo volto tra quelli sconvolti della gente in strada, ma non lo trovi. Cerchi la tua casa, ma ormai è solo un cumulo di macerie. Non ci sono più pareti, solo macerie su macerie. Poi, lo vedi. Il corpo riverso a terra, i vestiti lacerati, i capelli spettinati. Ti avvicini, inciampando tra le pietre. Il cuore esplode e poi si ferma. I suoi occhi, i suoi magnifici occhi, sono chiusi. Cadi in ginocchio accanto a lui, realizzando che non ci sarà l’estate che avevi programmato, non ci saranno più inverni e primavere da vivere insieme. Non ci saranno bambini da cullare e rimproverare. Non sarà mai padre e tu non sarai mai madre. Il vostro futuro è stato spazzato via da una scossa che ha squarciato la terra. Prendi la sua testa fra le mani e gli accarezzi il volto. Non senti più le urla, non senti più il dolore, non c’è più nulla. Il terremoto ha distrutto la tua casa, ha distrutto il tuo cuore e, insieme alla sua vita, ha spento anche la tua.

                                                                         Da un testo originale scritto da F.R. Luisa

In memoria delle vittime del terremoto che ha colpito il Friuli il 6 giugno 1976.

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