La gentilezza dell’esserci – Stefano Visigalli

Alessandro Magno battaglia di Isso - Mosaico“Lei non lo può immaginare”, mi dice Alessandro mentre si esercita agli addominali nella palestra azzurra della scuola “quanto avrei voluto che mio padre si abbassasse alla mia sedia e mi chiedesse cosa leggevo, perché mi facevo rosso in viso quando giravo avido le pagine della Metafisica… io avrei voluto urlarglielo che non era per paura del mondo che stavo ore nella mia stanza a studiare cose che la gente così detta comune scansa; volevo affrontarlo tutto il mondo, e cambiarlo. Ma avevo bisogno di sapere. E se mio padre me lo chiedesse ora io saprei dirgli tutto. Ma gli orecchi di un mortale non possono ascoltare in eterno”.
Lo disse tutto d’un fiato, come si conviene ad ogni spirito giovane il quale arda di una consapevole malia. Il dolore del suo corpo bello e sudato e l’ardere del suo animo corteggiava il mio spirito invecchiato di professore cresciuto nella sua stessa incomprensione; stuzzicava la mia carne che era finalmente viva ancora, viva d’un palpito inestinguibile. Tenevo la pipa trai denti e ad ogni suo piegarsi, scorgendo la muscolatura sotto la sua pelle umida di sudore, mi tremava la mandibola per il piacere che la sua figura mi infondeva. Ma pensavo, poi, tornandomene a casa, a quanto fosse indegno quel mio desiderio pederasta, greco come il suo nome, echeggiante la grande fragilità di quell’Alessandro Macedone che io da giovane spiavo ammirato tra le pagine di Plutarco. Ma poi mi chiedevo anche se esistesse davvero nell’orizzonte del pudore un desiderio indegno, sporco, date le contingenze, e pure se il desiderio in sé non chiedesse una impudicizia, se il desiderio non fosse già esso stesso manifestazione di una vita più alta, più compiuta o comunque fiera nella sua incompiutezza, nel suo chiedere il mai abbastanza. Chiedevo da mezzo secolo il mio non abbastanza, e i suoi ventisei anni mi parevano un miracolo, l’orizzonte della compiutezza, la bellezza della mia pura morte.
O forse per Alessandro non sentivo altro che un amore paterno che la biologia della vita gli aveva negato, e che la psicologia infinita dell’umano sentire gli aveva fatto presagire nella presenza assente di quella altra figura di professore ch’era suo padre, troppo presto scomparso e troppo spesso disinteressato alla grandezza di questo giovane che beveva la sua vita a colme coppe, e non come me, come suo padre che pure avevo conosciuto da vicino, a piccoli sorsi, come si addice ai vecchi.
Lui continuava i suoi piegamenti ed io bruciavo di desiderio. Avrei solo voluto averlo nel mio letto per carezzarlo, e sentire il fiato di un giovane come il fiato di un figlio sulla pelle ispida della guancia.
“Per oggi ti sei allenato abbastanza, Alessandro, Camilla ti starà aspettando al parco. Non bisogna deluderle le donne. Sono quanto di più prezioso c’è su questa terra.” ” Camilla può aspettare” la sua voce si interrompeva, gli ansimi la interrompevano dal profondo del corpo di questo giovane Narciso, di questo giovane, inconsapevole tentatore.

Un giorno ci trovammo a passeggiare per un parco di Milano e Alessandro mi chiese se avessi mai avuta una donna. Ma certo, gli risposi. Però in gioventù. Ho il corpo troppo fiacco, ora, continuai.
“Sa, Professore, mi sarebbe piaciuto vedere una delle sue donne. Saranno state bellissime.  “Lo erano, lo erano. Avevano tutti i capelli neri neri, e la pelle bruna come la terra”-
“Io questa terra non la sopporto più”, ribatté Alessandro . ” Dovrai sopportarla ancora per molto”. “Lei ci pensa mai, Professore, ala morte?”.”Sì, Alessandro”.” E non le sembra ingiusto?”.” Che finiamo? No, mi sembra ingiusto che si soffra prima. Mi sembra ingiusta la vita, talvolta. Ma non la morte.”
Passava di lì un paralitico, su una sedia spinto da una suora.
“Se io fossi così”, disse Alessandro, “mi ammazzerei”. “Se tu fossi così, mio caro, loderesti la terra per averti risparmiato”.
“Lei è omosessuale professor Marini. L’ho sempre saputo”. Sussultai. Stavo per chiedergli come ma lui “Alfredo”- mi dava del tu, era confidenziale: capiva che ci si può dare solo del tu parlando di certe cose ” a me non interessa. Mi chiedo solo come fai a resistere. Sbattiglielo in faccia a tutti che ti piace il cazzo”.
“Ma non si scandalizzerebbero, se è questo che tu mi inviti a voler suscitare, Alessandro. E’ l’amore a scandalizzarli. Non il mio preferire un sesso. Per loro essere omosessuali significa sporcare l’amore. E in questo paese nulla è più sacro dell’amore”.
“Tu non credi sia sacro, Professore?”
“Io credo che sia sacro se capiamo che può essere violato. Che esista sempre un altro amore. Un amore che non apre alla vita, che non apre alle scoperte è un amore morto. Lo sai che alcuni psicanalisti hanno detto che dongiovanni era omosessuale?
“Perché mai?”
“Perché amare non vuol dire niente. Vivere ogni giorno le mille solitudini del nostro esistere, e vedervi un tesoro e non uno sbaglio è amare.”
“Mio padre si vantava di quante fighe si era fatto. A me sembrava tutto così di cattivo gusto”.
” Non c’entra il gusto. Tuo padre la viveva così. Io credo che l’amore meriti gentilezza. Che l’amore sia gentilezza.”
“Allora, professore, sia gentile almeno con se stesso. Si curi, tenga a sé. Se le piacciono gli uomini, se ne trovi uno e statevene da soli, ma insieme.”
“Si è fatto tardi, Alessandro. Domani non tornerò a scuola.”
“Vuole partire per la campagna?”
“Sei tornato a darmi del lei? A me andava bene anche…
“Non torni, Professore. Lei merita la bellezza. Dobbiamo andarla a cercare. Le nostre vite correranno parallele. Verso la bellezza. E non scorderò mai il gesto gentile con cui si leva la pipa di bocca e chiudendo gli occhi recita i poeti.”
“Ciao Alessandro”.

Arrivato a casa feci le valigia e andai a viaggiare. Non sapevo bene dove. Ma mi parve che per essere gentili bisognava andarsene. E che per essere gentili, come è assurdo il mondo, avevo dovuto attingere alla saggezza di uno che aveva la metà dei miei anni. Anche quest’assurdo della vita era gentile, pensai.

Stefano Visigalli

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Tornavento(VA)Stefano Visigalli nasce nel 1992 a Milano. Studia Scienze dell’Educazione all’Università Bicocca. Sue poesie sono uscite sui blog Atelier e Parco Poesia, e per quest’ultimo ha scritto e curato alcune puntate della rubrica “Tra maestri”, dove ha messo in dialogo poeti contemporanei con alcuni grandi del passato (Milo de Angelis- Pavese e Stefano dal Bianco/ Zanzotto).  Nel numero di marzo 2014 della rivista Poesia di Crocetti è uscita una sua breve silloge, intitolata “Interni”, con una introduzione di Maria Grazia Calandrone.
Tra i suoi interessi di studio vi sono la psicoanalisi, la psicologia analitica, l’antropologia e la pedagogia (e, più in generale, le scienze umane).

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