Lattina di vetro su un oceano di cemento – Alessio Margheri

raccontoCi sono e ci saranno sempre eventi inaspettati, improvvisi, che segnano la tua vita con dell’inchiostro indelebile, cancellando ci che c’era sotto. E per quanto ci piaccia pensare di avere tutto sotto controllo, di poter prevedere ogni singola possibilità, di poter pienamente decidere ogni azione della nostra esistenza, questi eventi accadono proprio per minare alla base ogni nostra certezza, gettandoci in uno stato d’ansia, di paura dell’ignoto, facendoci dolcemente naufragare in mare aperto. Si, pensò, Leopardi aveva ragione. ! Se gli avessero chiesto che cosa stesse succedendo lui non avrebbe saputo rispondere. Destino forse, nel quale non aveva mai creduto e nel quale continuava a rifiutarsi di credere. Quel che per era certo era che, il suo destino o chi per lui, quella sera indossava dei profondissimi occhi neri. ! Lo prese per mano e lo precedette, facendogli strada, i loro passi leggeri nella notte come foglie al vento. Le vie divennero per lui tutte uguali, offuscate come per mezzo di un filtro fotografico. In quel momento si domand quando mai avesse guardato così a lungo il sorriso di una donna, e se mai più lo avrebbe fatto. ! Due settimane. Tanto le c’era voluto per entrare nella sua vita e ribaltarla completamente. Non l’aveva cercata, non l’aveva voluta, non l’aveva desiderata. Ma adesso era lì di fianco a lui, la cosa più reale che avesse mai visto, e non riusciva a smettere di cercarla, di volerla, di desiderarla.! La loro destinazione era una qualunque via di una qualsiasi città di provincia in una classica notte fredda di fine inverno. Lungo il marciapiede c’era un soppalco in vetro, che saliva da terra obliquamente verso l’alto, che fungeva da tetto di un parcheggio sotterraneo. Lei lasci la sua mano e inizi a salire cautamente sino alla cima, facendo attenzione a non scivolare sul sottile strato di brina che andava formandosi con il procedere della notte. Subito dopo lui la raggiunse, e sedettero affianco sulla sommità della struttura con lo sguardo rivolto verso le stelle. Tre metri, forse qualcosa di meno. Tre metri sopra un oceano di cemento, circondati dalle strade del centro, il panorama ridotto ad un piccolo scorcio di montagna appena visibile tra le fitte schiere di case che si ergevano sui due lati della via. Non poteva esserci palcoscenico più adatto.! Poi improvvisamente il tempo perse di significato. Rimasero lì per ore a parlare, ridere, scherzare, sorridere. I passanti li guardavano stupefatti, perplessi. Ma non potevano capire, nessuno avrebbe potuto. Quante persone in fondo passavano di là ogni giorno, e quante invece avevano notato quella sottospecie di lattina gigante in vetro inchiodata sul marciapiede? Soltanto lei. Era orgoglioso della sua anormalità. Era strana, lunatica, dolce, stronza, intelligente, sicura di sé, autoritaria, egocentrica. Era senza dubbio l’incarnazione della più grande sfida della sua vita. Lottavano costantemente per mettersi i piedi in testa, per prevalere l’uno sull’altra, lo yin e lo yang, il giorno e la notte. E se c’era una versione del romanticismo che lui aveva sempre immaginato era proprio quella. La sua, la loro. Le parole sdolcinate, i fiori e i cioccolatini, il più classico dei banali lieti fine li aveva sempre lasciati agli altri. Il loro rapporto era vero, intenso, acceso, vivo. Prima o poi avrebbero litigato, questo era ovvio. Due caratteri così forti sono necessariamente portati a scontarsi. Ma avrebbero fatto pace, lui lo sapeva. E sapeva anche che prima di buttare via qualunque cosa loro avrebbero provato ad aggiustarla, insieme. Sapeva che il per sempre non era contemplato, che il momento, l’attimo più infinitesimo, era l’unica cosa su cui lui avrebbe avuto una certezza. Ma in alcun modo il futuro avrebbe mai cancellato ci che quegli istanti gli avevano trasmesso, un regalo che si porterà dietro per tutta la vita. ! Un uomo colse la magia del loro spettacolo privato e lì immortal con la fotocamera del suo telefono. Ancora oggi rimpiange di non aver mai chiesto al signore di inviargli la foto. ! Le due di notte. Il silenzio cal attorno a loro con la stessa velocità con cui il freddo li penetr nelle ossa. Quando si alzarono fu lui stavolta a prendere la sua mano. Si abbracciarono a lungo, stringendosi, il suo volto perso tra i capelli di lei, il suo viso immerso nel petto di lui. Poi si guardarono per un lungo istante negli occhi, immobili sopra un oceano di cemento, prima di scendere a terra. Soltanto dopo si baciarono. E non avrebbe potuto essere altrimenti: loro con i film d’amore di quart’ordine non volevano avere niente a che fare, non avevano niente a che fare. Le loro labbra si incontrarono con una dolcezza quasi unica, lentamente, per assaporare ogni singola sfaccettatura di quel momento e imprimerla per sempre nella loro memoria. Si baciarono a lungo, perché la sensazione che quel bacio donava loro era l’espressione stessa della loro diversità, diversità di cui tanto erano orgogliosi. E con un altro bacio le diede la buonanotte sotto casa, aspett che chiuse l’uscio e si incammin nella notte. Si stava disabituando alla calma che il mondo possedeva quando non si colorava della sua presenza. Una storia incredibile, che lui non aveva voluto ma che adesso voleva con tutte le sue forze. E sapeva, sapeva che prima o poi sarebbe finita, perché in fondo il “vissero per sempre felici e contenti” entrambi lo avevano sempre lasciato alle favole della buonanotte. Ma non importava. Niente e nessuno gli avrebbe mai potuto portare via il loro viaggio, neanche se l’arrivo dovesse essere il più tragico possibile. Stava vivendo, vivendo davvero, molto più di come facessero molti altri, la sua particolare versione dell’amore. La sfida più grande della sua vita.

Alessio Margheri

***

Alessio MargheriMi chiamo Alessio Margheri, studente a Bologna. Scrivere è per me una distrazione, un passatempo e una passione. Non prediligo un genere, scrivo sempre seguendo la mia ispirazione e la mia fantasia, tentando poi di mettere i miei pensieri su carta nel modo più originale possibile. Cerco sempre di imparare da chi è più bravo di me, per aggiungere sempre qualcosa di nuovo a quello che già possiedo, alla ricerca di un costante miglioramento. Ecco perché ho deciso di provare a scrivere qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *