Il viaggio – Rachele Bandecchi

11121117_10206481291858772_1070711750_nC’era una volta una ragazza che un giorno iniziò a camminare e non si fermò più.
Era una giornata soleggiata d’ inverno, l’aria frizzante ed il sole tiepido rallegravano il cuore della ragazza che appena sveglia si fece una tazza di tè e poi si mise sotto la doccia, shampoo al miele balsamo e scrub per il corpo, si cosparse di crema e poi asciugatasi i capelli si vestì.
Uscì di casa pulita e profumata, i capelli sciolti scivolavano oltre le spalle coperte da un maglione caldo e nero, sorrise al sole, chiuse la porta di casa e si incammino per il sentiero che portava al paese. La piccola strada era ben tenuta ed il suono del ruscello accompagnava la ragazza per la discesa, sembrava un dipinto, il verde degli alberi alti ed imponenti, gli scoiattoli che si rincorrevano e il passo quieto della giovane.
Arrivata al paese vide i bambini che facevano ricreazione nel giardino davanti alla scuola e si fermò a guardarli, una bambina la salutò agitando la mano e sorridendo mostrò la bocca sdentata e sporca di cioccolato, la ragazza le fece un cenno e riprese a camminare.
Si trovò davanti ad una strada asfaltata in mezzo a due campi verdi con i pagliai e le pecore che mangiavano e si godevano la pace sotto lo sguardo attento dei cani, la ragazza si mise l’mp3 nelle orecchie scelse la canzone che più le andava e cominciò a canticchiare.
Canticchiava e camminava.
Dopo un po’ che camminava le gambe cominciarono a farle male per le continue salite e discese che incontrava, rallentò il passo quasi a fermarsi ed allora scelse un’altra canzone, si aggiustò le cuffie nelle orecchie e riprese a camminare più velocemente.
Credo per sentire meno la stanchezza e il freddo della sera, che ormai era calata, più che camminare ballava, al suono di una musica per noi silenziosa si muoveva da un lato all’altro della strada improvvisando passi e facendo qualche pirouette.
Dai campi con le pecore era passata ad una strada in mezzo alle case, le luci che pian piano si accendevano illuminavano il suo cammino e ogni tanto muoveva la testa, i passi veloci, sembrava che una nuova energia le fosse entrata in tutto il corpo e ben prestò superò le case, le luci e le voci delle persone.

Percorse strade piccole e grandi, ben tenute e con grosse buche in mezzo, città e paesi illuminati e frenetici e campi verdi con mucche cavalli e pecore, vide macchine e centri commerciali, sentì odore di erba tagliata e di ristoranti cinesi ed indiani, vide ragazzi sugli skate e contadini coltivare la terra.
Sentì la pioggia ed il sole bagnarla e poi asciugarla, il vento scompigliarle i capelli la notte stellata e nuvolosa nasconderla ed il giorno illuminarla.
Non sentì voce che non fosse quella dei cantanti delle sue canzoni, non udì clacson e muggiti ma solo note musicali.
Non si fermava mai.

Passarono giorni, settimane, mesi così…a camminare, inizialmente era stata la ragazza a scegliere la strada ma dopo è stata la strada a scegliere lei, dritta, sempre tutto dritto.
La stanchezza, la fame e la sete non impedirono alla ragazza di continuare ad avanzare, la strada era lì, davanti a lei, e il pensiero di fermarsi non la sfiorava nemmeno.
Voleva vedere, voleva vedere fin dove poteva arrivare, voleva vedere com’era questo arrivo.
Nei suoi pensieri immaginava come sarebbe potuto essere, magari ci sarebbe stato un nastro da rompere, come per i corridori e i ciclisti, oppure un banchetto di persone con i più svariati cibi e bevande ad aspettarla oppure una panchina, così, vuota senza niente vicino, messa lì solo per lei.
Era diventato un pensiero ossessivo, che la tormentava ma era anche la sua forza e la sua determinazione. Voleva arrivare. Voleva scoprire. Voleva arrivare fino in fondo. Voleva potersi dire: “ce l’ho fatta! Ho raggiunto un obbiettivo”. Per alcuni, l’obbiettivo, potrebbe essere una laurea, per altri il matrimonio e per altri ancora una cura dimagrante, per la nostra ragazza era arrivare lì. Lì dove non lo sa nessuno ma sicuramente è un qualcosa che la farà felice. O almeno speriamo.

Arrivò un giorno, era estate, che la strada finì, la ragazza si trovò davanti ad una distesa immensa e luccicante blu: il mare, si sedette con le gambe ciondoloni che sfioravano l’acqua, gli occhi umidi ed il sorriso felice e appagato. La stanchezza le piombò addosso come un peso improvviso e con il viso verso il mare si addormentò, le cuffie ancora nelle orecchie ed il sorriso più aperto e sereno che mai.
Finalmente era arrivata.
E quel corpo stanco, distrutto dalla lunga camminata, e quel viso dolce e addormentato ci fanno sperare che sia arrivata dove voleva arrivare.
Gli occhi chiusi ci incuriosiscono, chissà se sta sognando?

Magari sogna un altro viaggio, un altro percorso, un altro arrivo.

Rachele Bandecchi

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