La Fenice – Alexia Gulberti

IMG_0616Si sdraiò sul letto accanto a lei, come facevano fin da bambini, quando nelle serate estive, prima di addormentarsi, chiacchieravano delle avventure della giornata appena trascorsa. Gli anni erano passati e con il tempo le chiacchierate avevano lasciato spazio anche a dei lunghi silenzi, sempre rispettati l’uno dall’altra. Quella sera però Efren la trasse a sé, il suo petto poggiato alla schiena di lei. La strinse. Giulia si irrigidì solo un attimo poi si rilassò. Piangeva in silenzio, lui lo sapeva. La strinse ancora di più e Giulia si lasciò sfuggire un singhiozzo aggrappandosi al suo braccio. Poi, dopo alcuni istanti si voltò su un fianco e lo guardò. Era così felice di averlo accanto in quel momento. Sembrava che gli anni trascorsi in Norvegia non ci fossero mai stati. Gli occhi chiari di Giulia erano arrossati dalle lacrime, ma lui li trovò comunque bellissimi. Vi si perse per qualche secondo, poi, senza dire una parola, iniziò ad accarezzarle delicatamente il fianco, dall’alto fino al bacino. Giulia non smise di guardarlo. Il suo tocco la incantava e quando le sue dita scivolarono sotto la maglietta e presero ad accarezzarle la pelle venne percorsa da un brivido che salì fino a farle dischiudere le labbra. Efren guardava quel viso, i capelli scuri scompigliati sul cuscino, quelle deliziose efelidi, la dolcezza di quegli occhi che l’avevano sempre stregato e fu certo che non c’era nulla di più bello al mondo. La sua mano salì fino a posarsi sul piccolo seno di Giulia che lo tirò a sé baciandolo sulle labbra. Baciarlo le parve la cosa più semplice che esistesse, e si domandò perché non l’avesse fatto prima. Quando i loro visi si staccarono Giulia sussurrò il suo nome passandogli una mano tra i capelli. Efren si portò sopra di lei e la baciò di nuovo. Fu un bacio lungo e appassionato, ma sempre dolcissimo. Poi le loro mani presero a muoversi le une sul corpo dell’altra come se non ci fosse cosa più naturale. Giulia gli sfilò la maglietta e accarezzo a lungo il petto ampio e scolpito di Efren. Lui era sceso a baciarle il collo e lei poteva sentire il piacevole pizzico della sua barba sulla pelle. Poi prese a slacciarle i bottoni della camicetta, ma Giulia si irrigidí. Lui esitò solo un attimo guardandola con quei suoi occhi blu così profondi, poi riprese ad aprire i bottoni. Lei a quel punto lo lasciò fare, ma una volta che la camicia fu completamente aperta si voltò di lato. Non voleva vedere la sua espressione davanti alla cicatrice. –È orribile…- sussurrò. Una macchia lucida e rossastra segnava il suo corpo proprio al centro del petto, estendendosi in parte anche sul seno sinistro. Giulia rivide in un secondo quell’uomo che rideva mentre l’acido le bruciava la pelle, non avrebbe mai dimenticato quel dolore, e le parole di lui “se non posso averti io non ti guarderà nemmeno nessun’altro!”. Efren le prese il viso tra le mani riportandola al presente. –Io non vedo niente di orribile- disse sistemandole i capelli dietro alle orecchie. –È una fenice- continuò toccando la macchia più estesa della cicatrice. –Ha le ali spiegate, vedi?- Giulia diede una rapida occhiata al suo petto deturpato e una lacrima le rotolò lungo una guancia. –No… No…- disse Efren e raccolse con un bacio quella lacrima. – Sta volando- spostò la mano sulla macchia più piccola del seno sinistro –È risorta dalle sue ceneri ed ora vola in alto.- Lei lo ascoltava, ma ancora non lo guardava. –Ti hanno ferita, ma tu puoi ricominciare a volare. Sei tu la fenice… – Giulia tornò a guardarsi il petto e toccò la cicatrice –Una fenice…- disse con un filo di voce. Lui le spostò la mano e tenendola nella sua si chinò e posò un bacio sulla pelle rovinata–Una splendida fenice!- La ragazza lo trasse di nuovo a se stringendolo e gli posò un bacio in fronte. Efren la sostenne, una mano dietro alla schiena di Giulia e l’altra tra i suoi capelli. Si ritrovarono seduti intrecciati l’uno con l’altra. Lui prese a baciarla sotto l’orecchio, poi scese al collo, alle clavicole e infine al seno. Giulia stringeva le mani sulla sua schiena con la testa rovesciata indietro. Sentiva il corpo invaso da un calore mai provato ad ogni tocco delle labbra di Efren sulla sua pelle. Lui le slacciò il reggiseno e lo lasciò cadere a terra. Osservò quei piccoli seni e vi posò le mani. Giulia lo fece sdraiare sotto di lei e cominciò a fare scorrere le dita sulle sue braccia forti, sul suo petto, sul suo ventre piatto. Lui non staccava gli occhi da lei, rapito dal tocco delle sue dita. Chiuse gli occhi e si lasciò sfuggire un sospiro quando lei cominciò a baciarlo sul petto per poi scendere fino alla cintura dei jeans. Quando le loro labbra si incontrarono di nuovo Giulia gemette piano. Efren si sollevò ancora fino ad averla seduta sopra di lui. –Posso amarti?- chiese –Sì- sussurrò lei. Si lasciò adagiare sul letto mentre lo baciava. Lui le sfilò i leggins lasciandola solo con la biancheria intima addosso. Giulia dal canto suo gli slacciò la cintura e pian piano i bottoni dei jeans. Ognuno si occupò dell’altro finché Efren fu un tutt’uno con Giulia. Si amarono dolcemente, prendendosi cura l’uno dall’altra come in una danza. Fecero l’amore per buona parte della notte poi Giulia scivolò nel sonno cullata dal ritmo dei battiti del cuore di Efren e lui si addormentò respirando il dolce profumo dei suoi capelli.

Giulia si svegliò di colpo. Il ricordo della notte passata le balenò vivido alla mente. Si voltò, ma era sola nel letto. Efren non c’era. Le lenzuola non sembravano nemmeno stroppicciate. Giulia chiuse gli occhi e sospirò, triste. Un singhiozzo la scosse e  scattò in piedi strappando le lenzuola dal letto, per poi urlare così forte da bruciarsi la gola e lasciarsi cadere a terra piangendo come una bambina.

Qualche ora più tardi era seduta nella sala d’aspetto dello studio con sua sorella. Il medico le avrebbe ricevute a breve. Arianna le continuava a ripetere quanto l’operazione sarebbe stata facile e che non avrebbe avuto nessuna cicatrice troppo visibile, ma lei non la ascoltava. La sua mente era ancora alla notte trascorsa. All’amore con Efren… Nella sua mente era tutto così vivido… Come poteva un sogno sembrare così reale? Erano anni che Efren non c’era. Eppure il ricordo di lui era cosi forte che la sua immagine nel sogno lo rispecchiava in tutti i particolari. La tequila della sera prima le aveva giocato un brutto tiro. Si ripromise di non berne mai più e anche quel pensiero la fece tornare con la mente ad Efren, era con lui che si era ubriacata per la prima volta e proprio con la tequila. Chissà cosa avrebbe detto se l’avesse vista ora, seduta in quella larga tuta blu con una maglietta a girocollo di due taglie più grande. Fin da ragazzini aveva imparato che la tuta era un “brutto segno”. Ma ora non era di una cotta estiva andata male o di un brutto voto che si parlava. Il suo corpo portava i segni dell’odio e della follia ed il suo cuore era in frantumi e l’effimera felicità che aveva provato nel segno si tramutò in un’ancora più triste consapevolezza della realtà. – Giulia… Giulia!- la riscosse la sorella – tocca a noi!- Si alzò e seguì Arianna verso la porta dello studio del chirurgo. Il dottore era seduto dietro ad una grossa scrivania, ma quando entrarono si alzò a  stringere loro la mano. Dopo aver visionato la cartella di Giulia le chiese di vedere la cicatrice. La ragazza si sfilò la maglietta rimanendo in reggiseno. La cicatrice dava mostra di sé al centro del petto. Intravide la sua immagine riflessa nello specchio lì accanto e notò come le costole sporgessero più del solito, poi alzò lo sguardo alla ferita e distolse subito gli occhi fissandoli sulla parete dietro al medico. Seduto di fronte a lei lo specialista analizzava attentamente la cicatrice spiegando come aveva intenzione di eseguire l’operazione. Toccò la macchia più grossa e non appena le sue dita le sfiorarono la pelle riaffiorano nitide nella mente le immagini del sogno. Efren la toccava… Lei era una fenice…
– No!- disse ritraendosi. Arianna ed il medico la guardarono perplessi. –Non lo voglio fare- continuò infilandosi la maglietta.
– Giulia ascolta…- provò la sorella, ma la ragazza le strinse le mani. –Non ne ho bisogno…- sorrise- Sono una fenice!-

Nella strada di ritorno a casa, Giulia volle cantare, così accessero la radio cercando qualche canzone che conoscessero. Per la prima volta dopo quello che le era sembrato un tempo infinito le sembrò di tornare a respirare. Le cose avevano riacquistato colore e scoprì che ridere con Arianna le era davvero mancato. La sorella continuava ad osservarla vagamente stupita, ma non le fece alcuna domanda, era cosi felice che non valeva la pena di spezzare quel momento. Giulia pensava a lui, che era riuscito ancora una volta ad aiutarla, mentre guardava il cielo azzurro fuori dal finestrino. I ricordi degli anni passati con lui, anche se custoditi in fondo alla sua mente, l’avevano riportato a lei proprio quando ne aveva più bisogno. Quando Arianna imboccò il vialetto di casa sua qualche minuto dopo Giulia rimase a bocca aperta vedendo quella schiena voltarsi verso di loro. Scese dall’auto e si bloccò. –Efren- disse con un filo di voce. Non si era accorta delle lacrime che le rigavano il volto. Riusciva solo a fissare quegli occhi blu così pieni di apprensione. –Ho preso il primo volo non appena ho saputo, avrei volut…- Giulia non lo lasciò finire. Corse tra le sue braccia e lo baciò. Poi si strinse al suo petto proprio come nel sogno. –Grazie…- sussurrò lasciandosi abbracciare. Forse lui non avrebbe capito, forse stava confondendo troppo il sogno con la realtà, ma quando fu lui a posare le sue labbra sulle sue, Giulia fu certa che chi la stava baciando era lo stesso Efren che l’aveva amata la notte prima, i brividi che la attraversano furono gli stessi. Gli avrebbe parlato dell’aggressione, gli avrebbe parlato del dolore e gli avrebbe parlato anche del sogno, ma ora voleva solo stringerlo. Il tempo della cenere era finito, le sue ali si erano ripulite e avrebbe ricominciato a volare.

Alexia Gulberti

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