Lo specchio ingannevole – Valeria Oggero

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Quel pomeriggio tutta la famiglia sarebbe partita per un viaggio di cortesia per alcuni affari commerciali e Lucy era euforica: avrebbe potuto girare indisturbata per il castello tutto il giorno.
Dopo il pranzo, la ragazza indossò il vestito più bello che aveva (una semplice veste verde) per salutare con garbo i componenti della famiglia.
Il re, la regina e la piccola principessa passarono sfilando per il corridoio principale, mentre le inservienti si chinavano con garbo per salutarli. La regina era bellissima, portava un lungo vestito blu luccicante e un diadema argentato sui capelli ramati. Lucy aveva sempre provato ammirazione per lei, era molto saggia e gentile.
Quando i famigliari si furono allontanati dal castello nella loro lussuosa carrozza, le inservienti si divisero per svolgere i loro compiti, e Lucy, tutta contenta, decise di esplorare il castello, anche se ormai lo conosceva come le sue tasche. La regina le aveva concesso il giorno libero, e lei pensò di approfittarne. Si spostò nel castello fingendo di essere una nobildonna, salendo fino alle torri più alte, come se tutto quello appartenesse a lei. Ma quando giunse in cima ad una torre che non aveva ancora esplorato, vide una piccola porticina nascosta, dello stesso color grigio dei mattoni.
Devo aprirla? O così faccio un torto alla regina?
Si chiese, mordicchiandosi un’unghia. Poi si guardò un po’ intorno: la curiosità era troppa. Senza pensarci oltre, aprì la porta, ed entrò in una piccola stanzetta. Sembrava un ripostiglio, in un angolo c’erano delle assi accatastate, per il resto era vuota. Se non fosse stato per un grande specchio appoggiato alla parete alla sua destra. Era meraviglioso, la cornice era d’oro e argento, con rifiniture a forma di fiore. Estasiata, Lucy andò per specchiarsi, ma quello che vide dentro la lasciò di sasso. Quell’oggetto non rifletteva la sua immagine, ma un semplice tavolo con due uova appoggiate sopra. Spaventata, si voltò, ma dietro di lei non c’erano né tavolo né uova. Era sconcertata, ma anche curiosa di assistere a questo prodigio. Provò a toccare lo specchio, a osservarlo da diverse angolature,  ma niente, l’immagine riflessa al suo interno non cambiava. Allora iniziò a frugare per la stanza, cercando qualsiasi indizio. Come era possibile che uno specchio non riflettesse l’immagine giusta?
Poi il suo sguardo si soffermò sulle assi accatastate in quella stanzetta. Erano dello stesso colore del tavolo che lo specchio continuava a riflettere. A Lucy venne un’idea, in un lampo, ma era troppo assurda.
Si inginocchiò vicino alle assi, le prese una ad una, togliendo gli strati di polvere che la ricoprivano, e iniziò a combaciarle. Tutti quei pezzi di legno si potevano unire, si montavano come un puzzle. Lucy lavorò per circa un’ora, e alla fine il tavolo era lì, pronto e uguale a quello dentro lo specchio. Con uno sforzo notevole lo spinse fin davanti ad esso, per fare in modo che il riflesso assomigliasse alla realtà. Ora mancavano solo due uova.
Corse a perdifiato per il castello, diretta alla cucina. Entrò con slancio, paonazza in viso dallo sforzo, e prese due uova dalle mani di un cuoco indaffarato.
«Mia cara, cosa stai facendo?» gli chiese l’uomo dal viso rotondo.
«Mi servono queste due uova, ti prometto che te le riporterò!» rispose sbrigativamente la giovane.
Il cuoco la lasciò fare, e lei in un attimo sparì, tornando al ripostiglio.
Arrivò al tavolo e si accorse che il cuore le batteva forte. Non sapeva perché, ma le sembrava di stare per risolvere un enigma complesso. Posò le uova sul tavolo, esattamente come erano disposte nell’immagine riflessa dallo specchio. Poi lo guardò. Poco a poco la superficie cominciò a vibrare, e a ondulare come se fosse una superficie d’acqua. Lucy indietreggiò spaventata, stropicciandosi gli occhi dall’incredulità.
Sullo specchio era apparsa finalmente la sua figura, ma si muoveva in modo diverso da lei, come se fosse un’altra persona, e la invitava ad avvicinarsi. Meravigliata, Lucy si accostò e toccò la superficie dello specchio. In un attimo, la mano e tutto il braccio passarono attraverso ad esso, e lei sentì una leggera brezza, dall’altra parte dello specchio. Infine, incuriosita, entrò del tutto, come se quella fosse la porta di un altro mondo. E così fu. Davanti a lei c’era un’infinita prateria di un verde accecante, con una distesa di fiori e foglie colorate mentre petali rosa volavano dappertutto. Dietro di lei, lo specchio le mostrava solo l’immagine del tavolo con le uova. Probabilmente aveva veramente risolto un enigma.
Da quel giorno passò tutti i momenti liberi all’interno dello specchio, che la portava ogni volta in quel bellissimo prato verde.

Valeria Oggero

***

12042100_10207889691547165_1080323538_nMi presento, io mi chiamo Valeria e ho ventidue anni, anche se sui social mi piace usare lo pseudonimo Scrittrice Solitaria. Questo perchè per molto tempo ho scritto storie senza farle leggere a nessuno, ho nascosto la mia passione per la paura del giudizio dei potenziali lettori. Finalmente ho deciso a far emergere qualcosa utilizzando il web, partendo dalla pubblicazione di Magia Perduta su Wattpad, le cui uscite a puntate sono ancora in corso. Amo scrivere fantasy e storie brevi, sono laureanda in Comunicazione e vivo in un paesino vicino a Torino. Mi piacerebbe in futuro pubblicare qualcosa in cartaceo, ma nel frattempo mi esercito nella scrittura, condividendo con gli altri autori di Emergenza Scrittura la mia passione.

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