Il profumo dei ricordi – Serena Barone

Foto RaccontoÈ ormai il tramonto e, come ogni sera, Tonio è seduto sulla sua sedia a dondolo, nel grande atrio colonnato della sua casa in stile coloniale.
L’aria è calda, ma non afosa: è uno dei pomeriggi più belli che l’autunno abbia regalato alla città negli ultimi anni. Il sole fa capolino dietro alla casa di fronte, una classica villetta americana, prato inglese ben curato, staccionata bianca e scivolo per i bambini. Il tiepido venticello di fine estate fa oscillare le due bandiere saldamente fisse in giardino, il passato e il futuro racchiuso in un  metro e mezzo di stoffa: la stella di David per ricordare da dove erano venuti, quella a stelle e strisce per sottolineare fin dove erano arrivati.
L’odore dei narcisi autunnali è frammisto a quello della tisana all’ortica che sta cercando di bere…all’improvviso la tazza ondeggia, Tonio stringe ancora di più le sue mani tremanti, la tazza è bollente, ma le sue mani callose quasi non sentono il calore. Un ultimo raggio di sole illumina il suo viso scarno, le rughe sembrano incise sul suo volto dal più abile degli scultori, solo i suoi occhi azzurri e vivacissimi sembrano fare a pugni contro il tempo, la pelle è ancora maledettamente abbronzata e le gambe ben nascoste sotto pantaloni di tela blu, sono stese su una vecchia panca di legno chiaro.
Chiude gli occhi e poggia la testa allo schienale della sedia mentre in lontananza sente il rumore di un treno in partenza e senza pensarci decide di prenderlo a volo, un treno che lo porterà lontano.
È un altro pomeriggio di autunno, quello di 60 anni fa.
L’aria è insolitamente fredda, l’odore forte del mosto d’uva inebria i sensi come in un’estasi di piacere, fra le nubi stormi d’uccelli hanno iniziato il loro viaggio per terre lontane, l’inverno è ormai alle porte e la natura è pronta ad accoglierlo.
Un giovanotto magro e agile alza ritmicamente una zappa, un colpo dopo l’altro. La fronte gronda sudore, ma il ragazzo sembra non sentire la fatica, forse è abituato a quel lavoro o semplicemente è la rassegnazione ad agire al posto suo.
Ha l’aria vispa e la spensieratezza dei suoi diciotto anni, una cascata di riccioli castani e braccia muscolose di chi la zappa l’ha manovrata fin da bambino.
“Tonio, muvitte, che è quasi scuro”, la voce si alza da un paio di metri più giù dove un uomo più anziano alza un’altra zappa ma con più incertezza e meno agilità. Un viso stanco e bruciato dal sole, la schiena curva e una camicia a quadri, sempre la stessa, e due inconfondibili occhi azzurri: unica dote lasciata in eredità.
La vita scorre lenta in quell’angolo di mondo, il campanile scandisce le giornate così come le stagioni,  il lavoro da svolgere nei campi. Quest’anno la natura non è stata benevola, ha regalato buono vino, quello sì, ma in primavera c’erano stati forti temporali che avevano distrutto quasi tutto il raccolto e per questo ora preparavano la terra per la semina autunnale di fave, barbabietola, lattuga, piselli e quant’altro suo padre sarebbe riuscito a racimolare. Il giorno dopo avrebbero iniziato a raccogliere le olive, anche se era ancora prematuro, suo padre non voleva che qualche altro temporale distruggesse l’unica vera fonte di sostentamento per la loro famiglia.
All’imbrunire il vecchio si arrese alla stanchezza, si passò la zappa sulla spalla e ordinò di tornare a casa. Nel tragitto che divideva i campi dalla loro casa su in paese, Tonio come ogni giorno maledisse di essere nato uomo, l’unico in mezzo a cinque femmine. Mentre il suo stomaco brontolava per la fame e le sue gambe tremavano per la fatica, entrarono in paese dove il profumo dei caminetti accesi era misto a quello di caldarroste bruciate e il vociferare della gente era rotto dal piagnisteo inconsolabile di qualche bambino.
“Allora, comme è iuta la giornata, la terra che dice, ce vole arricchire?”, zio Pasquale stava seduto sulla sedia davanti casa sua ad intrecciare pazientemente la paglia: era impagliatore da sei generazioni  e, nonostante fosse quasi cieco, la sua abilità era tale che cesti e sedie sembravano uscire magicamente dalle sue mani.
Tonio non fece in tempo a rispondere che sentì un colpo sulla collottola, “a chi guardi screanzato”, la donna rise e Tonio arrossì come un bambino che è stato scoperto a rubare le caramelle. Suo padre, che lo aveva sorpreso ad incantarsi di fronte a quella giovincella apparsa tutta sorridente sull’uscio della porta non aveva resistito.
Anna era una delle ragazze più belle e simpatiche del paese, era minuta ma molto aggraziata, aveva due occhioni scuri e profondi e una folta chioma color carbone racchiusa sempre in un’alta coda di cavallo, lei e Tonio avevano la stessa età e lui da sempre ne era segretamente innamorato, peccato che Anna avesse scelto di diventare la moglie di Eugenio, il calzolaio del paese.  Nonostante tre gravidanze e una salute perennemente cagionevole era bella e sorridente come negli anni della loro fanciullezza.
Attraversarono il ponticello e passarono vicino alla casa di Luigino, l’amico fraterno di Tonio. Il ragazzo, però, non era in casa, quel giorno in città c’era una fiera e pare arrivasse gente da ogni angolo della regione e Luigino che di mestiere faceva lo sciuscià non aveva voluto perdersi quella bella opportunità di guadagno. Luigino e Tonio erano fratelli più che amici, erano l’uno il completamento dell’altro, Tonio gli aveva sempre invidiato la pazienza e la generosità, era un “buono” uno di quelli capaci di prendere solo il bello dalla vita: lucidava le scarpe belle e nuove degli altri, ma non si era mai sentito inferiore, lui che di scarpe ne aveva solo un paio orgogliosamente ereditate dai suoi fratelli maggiori. “Ognuno ha le scarpe che merita”, diceva con un sorriso guardando quelle luride e maleodoranti del suo amico. Luigino dal canto suo invidiava a Tonio i suoi muscoli e la forza fisica, lui che era sempre stato mingherlino e cagionevole di salute. Più volte da bambino la morte lo aveva sfiorato, ma si era sempre rialzato ogni volta più forte di prima.
Ad aspettarli come ogni sera sull’uscio della porta, sua mamma Rosa, una donna magra e dal torace tenero e lieve, salutava il loro rientro con una quotidiana crisi di tosse, la stessa che di notte non la faceva dormire, la stessa che piano piano l’avrebbe condotta alla morte. Purtroppo o per fortuna Tonio non avrebbe assistito alla sua fine, ma tuttavia neanche l’oceano era bastato a lenire il suo dolore.
In cucina sua sorella Carmela stava apparecchiando la tavola, aveva due trecce lunghe e bionde e un nasino alla francese che faticava ad adattarsi a quel viso scarno e pallido. Era lei la maggiore delle sorelle, quella che in paese chiamavano la “cionca” per via di una gamba leggermente più corta rispetto all’altra che di fatto le impediva di camminare in equilibrio. Da piccola ci aveva pianto tante volte poi col passare del tempo si era abituata a quel nomignolo arrivando perfino a farselo piacere.
La giovane prese la pentola da sotto il camino e servì la cena per tutta la famiglia: un mestolo di minestrone e una polpetta di patate. Tonio non si sentì per niente soddisfatto, tuttavia non aveva osato chiederne altro, sapeva già che la sua era la porzione più grande e che, come tutte le sere, sua madre avrebbe finto di non volerne più e passato la sua scodella a lui con un sorriso che gli scaldava il cuore.
Avrebbe desiderato quel minestrone e quel calore molte altre volte nel futuro, ne aveva cercato il profumo tra i migliori ristoranti di Little Italy, nei negozi italiani del suo quartiere, alle cene con i compatrioti, senza tuttavia riuscire mai più a trovarlo.
Dopo cena si concesse un giro nella piazzetta del paese, proprio dietro casa sua, salì su per la stradina di pietra fino al punto più alto, una terrazza naturale che dominava il paese e la vallata circostante. Da lì osservò le strade tortuose e dissestate, quelle strade che lo avevano visto crescere fino a diventare uomo, quelle pietre che nascondevano gelosamente i suoi segreti di bambino vispo e gioviale, di giovanotto troppo timido e orgoglioso per dichiararsi, di uomo innamorato e sognatore. Il cuore accelerò improvvisamente, gli occhi iniziarono a tremare e la polpetta di patate sembrò tornare indietro, cercò con tutte le sue forze di scacciare via l’immagine della valigia già pronta sotto il letto, in fondo mancava ancora un mese alla partenza e Tonio voleva goderselo fino in fondo.
Guardò a sinistra verso la chiesa e il campanile che la dominava, il cielo era insolitamente stellato quella sera e si chiese se anche dall’altro lato del mondo ci fossero le stelle. Chiuse gli occhi e si fece rapire da una folata di vento freddo, inspirò profondamente e lasciò che il buio della notte inghiottisse la sua anima.
“Tonio svegliati! Hai fatto cadere tutta la tisana…” Sussultò di colpo, riconobbe la voce stridula della moglie ma non riuscì a vederla, le lacrime gli impedivano di focalizzare l’immagine, si stropicciò gli occhi e si sgranchì le gambe.
Inspirò profondamente e un brivido gli attraversò la schiena, senza rendersene conto iniziò a sorridere, per la prima volta dopo tanto tempo lo sentì di nuovo: il profumo caldo dei ricordi.

Serena Barone

***

una mia fotoSono nata e cresciuta in un piccolo paese della provincia di Avellino, nella bella e martoriata terra d’Irpinia. Delle mie origini conservo la caparbietà e la fierezza, ecco perché nella terra delle partenze io ho deciso di restare. Mi sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’università di Salerno, ma la mia passione più grande è la scrittura. Scrivo da sempre… non ricordo preciso quando ho iniziato, ricordo solo che da quel momento non ho più smesso. Ho viaggiato tanto in questi anni, a bordo del mio foglio bianco ho attraversato prati e boschi incantati, foreste magiche e montagne stregate, ho visitato città affollate e paesi dimenticati; ogni racconto è per me una nuova avventura. Per il resto sono una ragazza come tante, amo lo shopping e i telefilm americani. Cosa mi piacerebbe fare da grande? Comprarmi un Food Truck e vendere cibo per le strade d’America.

2 thoughts on “Il profumo dei ricordi – Serena Barone

  1. Complimenti Serena, davvero un racconto bellissimo. Ho rivisto mio nonno nel tuo protagonista, emigrato in Germania nel dopoguerra alla ricerca di una vita migliore e anche lui rimasto per sempre legato alle sue origini. In bocca al lupo per il futuro.

  2. Davvero coinvolgente! Una scrittura capace di trascinare il lettore al fianco di Tonio per viaggiare con lui nello spazio e nel tempo; risvegliandosi all’ultimo rigo con una tenera malinconia per ciò che la vita, talvolta, ci costringe ad abbandonare.

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