Un universo di sogni – Sara Bortoluz

Il fuoco del caminetto rischiarava la stanza in quella fredda mattina d’autunno. Le fiamme arancio-oro proiettavano tremuli riflessi sulle pareti lignee e sui vetri delle piccole finestre accendendoli di innumerevoli bagliori sfumati, quasi essi fossero popolati da minuscole creature luminose ed eteree.
Svetlana sedeva su di uno sgabello di legno. I suoi grandi occhi neri scrutavano il cielo scuro che lentamente mutava il suo mantello di pece in una veste grigio-perlacea.
I candidi fiocchi scendevano lenti posandosi sul sottile velo di neve fresca e coprendo i ramoscelli luccicanti di brina.
Svetlana seguiva con lo sguardo quei piccoli batuffoli di gelo che scendevano dal cielo, come se volesse afferrare la loro impalpabile essenza e, andando oltre, carpire persino l’arcano dell’universo.
I suoi grandi occhi fissavano quel mondo al di là della finestra, mentre il suo cuore, battito dopo battito, incessantemente scrutava il profondo della sua anima.
Il mondo… la vita… l’agire… le parole… i sentimenti…Qual era il senso della vita?
Attimo dopo attimo si srotolava il gomitolo della sua esistenza. La vita la sfiorava, ma non la accarezzava mai e inafferrabile scivolava via come un fiocco di neve tra le dita. Non riusciva a dare una direzione concreta al proprio cammino nel mondo e si limitava ad osservare con rassegnazione i fenomeni del mondo che le sfilavano davanti. Sentiva che non riusciva a vivere veramente e pienamente. Le mancava quella scintilla interiore che glielo avrebbe permesso, quella scintilla che avrebbe attizzato il fuoco che con le sue fiamme dorate avrebbe illuminato il mondo attorno a lei.
Lì seduta sentiva tutta la sua immobilità in un mondo che correva senza sosta.
Guardò il gatto acciambellato su una poltrona. Anche Grigory era immobile eccetto che per il lieve movimento della zampetta anteriore sinistra le cui unghie aguzze si conficcavano nel cuscino ad intervalli regolari. Tuttavia, lui sembrava essere a proprio agio e totalmente soddisfatto di quella sua condizione di staticità.
Sul tavolo rotondo al centro della stanza vi erano alcune lettere accuratamente disposte una sopra l’altra. Era la posta del giorno precedente. Svetlana fece scorrere le buste tra le dita per leggerne il mittente. Ad un tratto il suo sguardo si fermò più a lungo su una busta rossa. La estrasse dal ventaglio di lettere e ripose le altre buste sul tavolo di legno massello. All’interno vi erano un paio di cartoline e un foglietto densamente scritto in calligrafia elegante.
Era la sua amica Nina di Mosca che le scriveva dal Nepal.
Una cartolina raffigurava il tempio Nyatapola di Bhaktapur mentre l’altra era una veduta notturna di Kathmandu.
Cominciò a leggere:
“Cara Svetlana,
ti scrivo dalle maestose montagne dell’Himalaya. Eh sì, ho deciso di trascorrere un po’ di tempo in un posto tanto lontano e tanto diverso dalla mia Mosca. Era da tempo che pensavo a questo viaggio come un rimedio al mio stato di confusione interiore.
Sono già due settimane che mi trovo in Nepal. Tuttavia in questa lettera non mi soffermerò a descrivere i meravigliosi paesaggi, le architetture e i luoghi caratteristici che ho visitato e che mi circondano. Di ciò ti scriverò più avanti o te ne parlerò se avremo occasione di vederci presto. Intanto ti allego un paio di cartoline per darti una prima idea della bellezza di questi posti. Ora invece desidero raccontarti brevemente il viaggio interiore che ho compiuto in questi giorni.
Dal momento del mio arrivo in Nepal è come se il cammino della mia vita avesse cambiato direzione. E’ come se ogni singola cosa dalla più piccola alla più grande fosse mutata in me.
Durante la mia vita mi sono spesso ritrovata a correre di qua e di là affannandomi alla ricerca di qualcosa. Non sapevo esattamente quale fosse la vera natura di questo ‘qualcosa’. L’unica certezza che avevo era che questo ‘qualcosa’ dovesse coincidere con la felicità o almeno con una sorta di appagamento interiore. Nel vagabondare della mia anima senza una meta precisa, i miei pensieri e il mio agire avevano cominciato ad inerpicarsi attraverso un vortice che ruotava senza sosta e sempre più velocemente attorno a se stesso.
Ebbene, ora che sono qui sento che non mi è necessario correre e che non lo desidero neppure. Non ho più nulla da cercare altrove. Tutti i colori primari sono già presenti in me e dalla loro mescolanza ne ottengo sfumature sempre nuove.
Un paio di giorni fa mi trovavo presso il complesso buddhista di Swayambhunath nella valle di Kathmandu. La luce del tramonto accendeva gli edifici di sfumature dorate. Un incanto! Sulla sommità della collina si ergeva lo scintillante stupa bianco e io, davanti a quello spettacolo che incantava gli occhi e illuminava il cuore, salivo lentamente la lunga scalinata e a tratti mi fermavo, avida di sensazioni, ad ammirare ciò che mi circondava. In quei momenti si compiva in me quella metamorfosi che da tempo aveva cominciato a muovere i suoi primi passi nella mia insoddisfazione causando la mia sete di nuovi orizzonti. Fu allora che compresi chiaramente quanto segue:
non siamo mai fermi, neppure quando rimaniamo completamente immobili. Dentro di noi si muove un intero universo con le sue galassie, pianeti, corpi celesti…no no, non siamo mai immobili… dentro di noi si muove un universo di emozioni e di sogni in continua espansione. Non occorre cercare chissà dove, ciò di cui abbiamo bisogno è già dentro di noi. Dobbiamo soltanto esserne consapevoli e scavare nel profondo di noi stessi.
Spero di non averti annoiata con le mie riflessioni introspettive, ma avevo veramente bisogno di comunicarti questi miei pensieri.
Spero avremo presto occasione di rivederci!
Un abbraccio grande!
Nina.”
Svetlana alzò gli occhi verso il cielo che schiariva nella luce del mattino. I fiocchi di neve si erano fatti più spessi e il bianco divenuto più intenso dominava quel piccolo affresco d’autunno siberiano.
Quelle frasi, proprio quelle ultime frasi prima dei saluti avevano attirato la sua attenzione. Le lesse nuovamente:
“non si è mai fermi, neppure quando rimaniamo completamente immobili. Dentro di noi si muove un intero universo con le sue galassie, pianeti, corpi celesti…no no, non siamo mai immobili… dentro di noi si muove un universo di emozioni e di sogni in continua espansione”.
Chiuse gli occhi e sentì dentro di sé un’enorme energia. Fuori i fiocchi danzavano volteggiando nel vento. Non sapeva ancora di preciso quale effetto avessero prodotto in lei quelle parole, ma sapeva di sentirsi viva più che mai.

Sara Bortoluz

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Sara Bortoluz ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali conseguita presso l’Università Ca’ Foscari Venezia. Precedentemente si è laureata in Lingue e Civiltà Moderne e Contemporanee presso lo stesso Ateneo. Si interessa di attualità, letteratura e ha la passione per la scrittura e la ricerca.

One thought on “Un universo di sogni – Sara Bortoluz

  1. Bravissima Sarà,i tuoi versi mi hanno commosso perche’ hanno toccato un nervo scoperto!!! Ultinamente sto riflettendo molto anch io sul significato del vivere e del…dove sto andando! Hrazie ancora per aver suscitato in me un emozione von i tuoi toccanti versi…ti auguro di coltivare questo tuo grande dono che è la scrittura! Un abbraccio.

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